Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

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Passa l'amore. Novelle

241443
Luigi Capuana 50 occorrenze
  • 1908
  • Fratelli Treves editori
  • Milano
  • verismo
  • UNICT
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Passa l'amore. Novelle

arrivare da qualche ora il garzone con la mula e le provviste. Don Pietro era venuto in campagna per una sola giornata; e certi guasti nella conduttura

Passa l'amore. Novelle

novelle vien rivelata una Sicilia assai diversa da quella che molti ancora si ostinano a fantasticare, tanto peggio per costoro. Io so di aver voluto fare

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, pieno di scrupoli religiosi, si era lasciato abbindolare dal marchese di Camutello, che un giorno lo aveva mandato a chiamare per parlargli di una

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terrori dell'avvenire; poi aveva risposto calmo e dignitoso: - Baronessa, le liti non sono cose di cui deve occuparsi una donna! Mariangela, che un giorno

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riflessioni e appunti, scritti nella nottata al lume di una candela di sego, riguardanti la lite per Cento-Salme. Di sè, della miseria a cui si era

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Rosaria, che spesso borbottava contro il fratello. Una schietta Zingàli anche lei, muta, impenetrabiie, con quegli occhi che mettevano sgomento quando

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o parte della serata seduto sur un gran sasso davanti al portone, con una specie di coma che gli faceva socchiudere gli occhi e abbandonare la testa

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nell'acqua di una catinella di terracotta posata sur una seggiola. Don Pietro sentì borbottare qualche cosa al suo indirizzo, e non sembrava un

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viuzze del paesetto: "Donne, l'acconciapèntole„!... E lo ricordavano, sempre con una fascia di lana grigia attorno al collo, nella botteguccia di

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, ma l'aveva rialzata di un piano, con terrazzini invece di finestre e, sul tetto, una vasta terrazza. - Ora che ha preso il male del calcinaccio

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.... Perchè? Il suocero insisteva, ma Giovanni, in risposta, alzava le spalle, seccato. Non era una bella vita quella che, da una settimana, sua moglie lo

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la colpa. La colpa è un po' tua; devi convenirne. Se tu avessi soltanto accennato!... Peggio di una femminuccia! Capisco; era il fazzoletto di tua

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altro, ma per la dignità della cosa. - E allora non ne parliamo più! - conchiuse il notaio. - Moralizzare il popolo, sì, è una bella idea; la vera

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fianco sul basto dell'asina. Il garzone, a piedi, con una verghetta stimolava l'asina, che avrebbe voluto andare col suo solito passo di lumaca

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cavaliere ad assessore. Donna Beatrice avrebbe vuotato non una due botti, e finito anche le provviste di fichi secchi e di noci, tanto era contenta. Ma

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sbraitava: - Ai casotti! Ai casotti! E quando i casotti del dazio furono atterrati e arsi: - Al Municipio! Al Municipio! Una fiumana di gente, uomini, donne

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Il piano nobile del vecchio palazzo del duca Bompensiero era occupato dalla vedova Garacci che vi teneva una pensione. Di fuori, il palazzo

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di quei fascicoli così difficili a ritrovare nell'incredibile confusione in cui eran tenuti. Gli avevo detto una volta: - Se vuole, li riordino io

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Ma, ecco, un giorno, infilo il corridoio, picchio all'uscio del buco, e una voce grossa, da burbero, grida: - Chi è? - Sono io, professore. - Ha

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collocare; il pericolo era quasi inevitabile per le persone di una certa età. E c'era cascato, ultimo, il povero professore! La pensione era sossopra

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, quantunque fosse andato ad arruolarsi nel battaglione dei Corsi e avesse combattuto contro gli svizzeri nell'assalto di Catania. Soltanto una volta quel

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Lo chiamavano don Pietro il Gobbo, ma il gobbo veramente era stato suo padre che, pur avendo duo gobbe, una davanti e l'altra di dietro, aveva

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Donna Ortensia era una brava donna, proprio quella che occorreva per un sant'uomo come don Pietro, ma aveva il difetto di chiacchierare troppo con le

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"Società Operaia, che mandavano a prenderli sùbito appena arrivati. Di tratto in tratto sua moglie gli mostrava, presa con le punte di due dita, una

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A Pietro Vetère, pigro ed egoista, non era passata neppure una volta pel capo la domanda: - Ma questa povera creatura, giovane e bella, non si annoia

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palo che stenti a reggersi ritto, dando una spallata a destra ed una a sinistra, quasi non potesse altrimenti mettere in moto le gambe sottili. Allora

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Un mese dopo, una mattina, di buon'ora, ecco uscire di casa dal notaio la chioccia coi pulcini, e lui dietro; andavano a vedere il posto della casa

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vostra madre! Vogliamo il bene vostro; non vogliamo infelicitarvi! Qui vivete da regine. Che cosa vi manca? Una casa che è un palazzo! Un orto! E aria e

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strada provinciale. Questa qui una torre del tempo dei Saraceni. L'avevano ridotta a campanile della chiesa accanto; ma ora è vietato suonare le

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. Così una mattina marito e moglie erano montati su un carretto che portava a Caltagirone un carico di quartare e di carrati, le solite terracotte che

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male femmine sono fortunati! - Perchè di mala femmina questo qui? Che ne sapete? - Altrimenti non sarebbe voluto bene così! Se volevate fare una santa

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buttare alla ruota, come una bestiolina, in mano di estranei, solo solo al mondo. Per ciò si sentì trafiggere il cuore, e pianse un'intera giornata, la

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Stella che periva di fame con tanti figliuoli; non dovevano esser felici loro soli. Ma fu appunto quel giorno che il postino venne a dirle: - C'è una

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. Ed era stata per quei due poveretti una sentenza di morte. - Lo ammazzo, giudice qual'e. Voglio andare in galera, prima di rendergli il figlio

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, Signore, Signore! Com'è svampato questo fuoco in casa mia? Come mai? Donna Sara si picchiava con le mani la testa spettinata, buttandosi sur una

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cuore della povera Benigna aveva dato una vampata; giacchè il fuoco le si era appiccato sin dal primo istante, quella sera che, rinvenendo, aveva visto

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sogno nemmeno una volta, tanto da mostrare che si ricordasse di loro. Perciò donna Mita, la sera, recitando il rosario con le figliuole, da un pezzo non

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, veniva, si aggirava attorno alla tavola con tanto di muso, brontolando per un nonnulla, spostando una seggiola, un piatto, un bicchiere. - Ma che cosa

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volle sùbito in Paradiso, dopo due anni di matrimonio - ho fratello e cognati e nepoti che non si lasciano posare una mosca sul naso.... Che cosa si

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Trisuzza anche un po' di dote. C'era da combattere con due teste una più dura dell'altra. Senza quella strega della matrigna, però tira di qua, tira di

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avrebbe potuto finire assai peggio. Donna Ortensia era stata come una mosca senza capo durante la giornata. Aveva già sospettato che il padrone fosse

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ai pavimenti di mattoni di Valenza, non levava una tela di ragno dagli angoli delle volte, nè un po' di polvere dai mobili. Alla morte dei suoi

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quel baleno era cominciato da un pezzo; e che, da una settimana, restando in casa col pretesto di sorvegliare le operazioni della Trisuzza, quel baleno

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impiccio che gli era costato molta perdita di tempo e parecchi quattrini. E perchè? Per impedire lo sfacelo di una famiglia ch'egli conosceva appena

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con una mossa negativa delle labbra. Al portone di casa stava, come in sentinella, lo Storto. Evidentemente donna Ortensia non aveva voluto farlo

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tavolino e stese una mano per sorreggerlo. - Che cosa è stato, don Pietro? Vi sentite male? - Voglio confessarmi.... voglio! - balbettò a stento

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come lui si fosse lasciato invischiare da una contadinaccia e non si curasse di vivere in peccato mortale, don Pietro rispondeva: - Aggiusterò tutto

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compagne a quelle dell'anticamera e una a bracciuoli; un tavolino di abete, tinto a uso mogano, ingombro di carte, con accanto al calamaio un fazzoletto di

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meschine casette da cui era circondato. Bastava però cominciare a salire le scale per accorgersi subito che l'interno poteva dirsi una rovina. Scalini

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mescolarsi negli affari, egli però lasciava che tutti facessero il comodo loro e la famiglia viveva in una specie di anarchia; la mamma e le due ragazze

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